
dall'Arena di Verona domenica 12 ottobre 2008 cronaca pag. 13
In Fiera gli esperti hanno analizzato le conseguenze pesanti che sostanze e minerali volatili possono avere sull’organismo umano
Diossina, un killer fra noi «No agli inceneritori»di Elena Zuppini
Basta parlare di impianti di incenerimento dei rifiuti e il clima, è proprio il caso di dirlo, si surriscalda. E' accaduto anche ieri, durante il X Congresso nazionale dell'Associazione italiana di Oncologia medica che si svolge in Fiera fino a martedì 14. Tema della sessione: tumori e ambiente. Sul banco degli imputati la diossina, tristemente nota per la vicenda di Seveso. «E' un cancerogeno esistente in natura, che viene prodotto da combustioni in presenza di cloro, quindi anche quando brucia un bosco. Ma non per questo dobbiamo sentirci autorizzati ad aumentare la quantità di questa pericolosa sostanza con inutili combustioni, quando i rifiuti potrebbero essere eliminati e riciclati in altro modo», ha detto in un'appassionata relazione Patrizia Gentilini, oncologa medica di Forlì e membro dell'associazione "Medici per l'ambiente". Dati alla mano, secondo l’inventario europeo delle diossine, la quantità totale di diossina prodotta in un anno nel nostro Paese è frutto per il 64% della combustione di rifiuti urbani, industriali e ospedalieri, mentre solo l’1,1% dipende dal traffico su gomma. «Non solo», ha sottolineato il medico che si dichiara dalla parte dei comitati contrari alla realizzazione di nuovi inceneritori, «le famigerate polveri ultrasottili, della dimensione di un virus capaci quindi di superare la barriera cellulare, sono create da combustioni ad alte temperature come quelle realizzate dagli inceneritori». Mostrando altri dati emersi da altrettanti studi, l'oncologa ha rilevato che «l'incidenza di tumori aumenta tanto quanto diminuisce la distanza da un impianto di incenerimento». Una posizione, quella della dottoressa Gentilini, criticata da alcuni colleghi in sala, come il moderatore Giuseppe Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell'Irccs di Aviano, che ha insistito più volte sui miglioramenti tecnici apportati agli inceneritori di nuova generazione e sulla necessità di considerare non solo i costi ma anche i benefici dell'introduzione di questi impianti. Più rassicurante invece l'intervento di Susanna Lagorio, epidemiologa dell'Istituto superiore della Sanità, che ha sfatato un falso mito: nessuno studio, anche internazionale, dimostra una correlazione tra incidenza di malattie tumorali e la presenza vicino a casa di antenne usate per la telefonia cellulare. «Le radiofrequenze emesse», ha detto, «sono estremamente basse e molto al di sotto dei limiti di esposizione raccomandati dalla comunità scientifica internazionale e in vigore in Italia. Lo stesso telefono cellulare espone a livelli di campo anche mille volte superiori, ma gli studi in corso, su persone che fanno un uso prolungato del telefonino, non dimostrano un incremento delle neoplasie del cervello». Restano invece drammatici i dati riguardo l'amianto, la cui produzione in Italia è stata interrotta nel 1992, ma continua a proseguire in altri Paesi - come Russia, Brasile e India - ma permane in molte strutture edili e in alcuni manufatti. «A Casale Monferrato, sede dell'industria Eternit», ha proseguito l'oncologo Bruno Castagneto, «l'incidenza del tumore della pleura (mesotelioma) è per le donne del 13.3 ogni 100mila abitanti e per gli uomini del 21,1, con un numero di malati che sono destinati ad aumentare».
In Fiera gli esperti hanno analizzato le conseguenze pesanti che sostanze e minerali volatili possono avere sull’organismo umano
Diossina, un killer fra noi «No agli inceneritori»di Elena Zuppini
Basta parlare di impianti di incenerimento dei rifiuti e il clima, è proprio il caso di dirlo, si surriscalda. E' accaduto anche ieri, durante il X Congresso nazionale dell'Associazione italiana di Oncologia medica che si svolge in Fiera fino a martedì 14. Tema della sessione: tumori e ambiente. Sul banco degli imputati la diossina, tristemente nota per la vicenda di Seveso. «E' un cancerogeno esistente in natura, che viene prodotto da combustioni in presenza di cloro, quindi anche quando brucia un bosco. Ma non per questo dobbiamo sentirci autorizzati ad aumentare la quantità di questa pericolosa sostanza con inutili combustioni, quando i rifiuti potrebbero essere eliminati e riciclati in altro modo», ha detto in un'appassionata relazione Patrizia Gentilini, oncologa medica di Forlì e membro dell'associazione "Medici per l'ambiente". Dati alla mano, secondo l’inventario europeo delle diossine, la quantità totale di diossina prodotta in un anno nel nostro Paese è frutto per il 64% della combustione di rifiuti urbani, industriali e ospedalieri, mentre solo l’1,1% dipende dal traffico su gomma. «Non solo», ha sottolineato il medico che si dichiara dalla parte dei comitati contrari alla realizzazione di nuovi inceneritori, «le famigerate polveri ultrasottili, della dimensione di un virus capaci quindi di superare la barriera cellulare, sono create da combustioni ad alte temperature come quelle realizzate dagli inceneritori». Mostrando altri dati emersi da altrettanti studi, l'oncologa ha rilevato che «l'incidenza di tumori aumenta tanto quanto diminuisce la distanza da un impianto di incenerimento». Una posizione, quella della dottoressa Gentilini, criticata da alcuni colleghi in sala, come il moderatore Giuseppe Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell'Irccs di Aviano, che ha insistito più volte sui miglioramenti tecnici apportati agli inceneritori di nuova generazione e sulla necessità di considerare non solo i costi ma anche i benefici dell'introduzione di questi impianti. Più rassicurante invece l'intervento di Susanna Lagorio, epidemiologa dell'Istituto superiore della Sanità, che ha sfatato un falso mito: nessuno studio, anche internazionale, dimostra una correlazione tra incidenza di malattie tumorali e la presenza vicino a casa di antenne usate per la telefonia cellulare. «Le radiofrequenze emesse», ha detto, «sono estremamente basse e molto al di sotto dei limiti di esposizione raccomandati dalla comunità scientifica internazionale e in vigore in Italia. Lo stesso telefono cellulare espone a livelli di campo anche mille volte superiori, ma gli studi in corso, su persone che fanno un uso prolungato del telefonino, non dimostrano un incremento delle neoplasie del cervello». Restano invece drammatici i dati riguardo l'amianto, la cui produzione in Italia è stata interrotta nel 1992, ma continua a proseguire in altri Paesi - come Russia, Brasile e India - ma permane in molte strutture edili e in alcuni manufatti. «A Casale Monferrato, sede dell'industria Eternit», ha proseguito l'oncologo Bruno Castagneto, «l'incidenza del tumore della pleura (mesotelioma) è per le donne del 13.3 ogni 100mila abitanti e per gli uomini del 21,1, con un numero di malati che sono destinati ad aumentare».
Nessun commento:
Posta un commento